sábado, 19 de marzo de 2016

Il prete Ubriaco [ITA]



Don Pepe, era parroco di un piccolo paese in riva al mare, che durante l’estate vede triplicare la sua popolazione con l’arrivo di turisti da tutta Europa. Il parroco era molto conosciuto in paese, non solo per la mansione che svolgeva per la società, ma anche perché, spesso e volentieri beveva qualche bicchiere di troppo. Principalmente vino, un po’ di birra e qualche liquore. Lui stesso diceva che il lavoro del prete è l’unico che ti costringe a bere alcol durante le ore di servizio.

Don Pepe però era anche molto attento ai giovani del quartiere che gli erano stati affidati. Non si trattava di una zona ad alto tasso di criminalità, ma le poche distrazioni offerte gli annoiavano e spesso venivano attratti da interessi, non molto salutari.

Ai ragazzi, il parroco piaceva molto, per i più piccoli era l’allenatore della squadra di calcio maschile e di pallavolo femminile, classici esempi dello spirito olimpico, dove l’importante é partecipare. La vittoria era, per lo più un opzione poco considerata. I più grandi invece lo ammiravano perché vedevano in lui una persona pronta ad aiutarli in modo amichevole, con consigli da fratello maggiore, senza essere accompagnati da giudizi maligni.

Don Pepe, era anche un appassionato d’arte, in casa aveva il quadro Cristo di San Juan de la Cruz di Dalì, e Authumn Rhythm (number 30) di Pollock. Ovviamente riproduzioni effettuate dalla copisteria del paese. L’altra sua grande passione è la musica, fra i suoi preferiti ci sono gruppi come Nirvana, Clash e Red Hot Chili Peppers. Anche se non disdegnava un po’ di Hip Hop, principalmente Old School. Spesso, al tramonto, lo si poteva vedere passeggiare sul lungo mare, con i suoi auricolari posti, in cerca di un po’ di relax.
Sicuramente si tratta di un personaggio esuberante, ed un po’ strano.

Molti ragazzi amavano andare da lui a confessarsi, non perché fossero particolarmente religiosi, ma per ascoltare i suoi preziosi consigli, ed aiuti per superare le piccole e grandi difficoltà quotidiane. Queste confessioni terminavano sempre con la sua tipica frase:

“Se non è troppa fatica, dì almeno un Ave Maria”.

Molti erano i ragazzini che chiedevano a lui, consigli sentimentali. Don Pepe non aveva una grande esperienza diretta in ambito di donne, ma a livello indiretto, poteva far invidia ai più grandi Playboy. Ascoltava tutte le confessioni di donne e ragazze, che in lui vedevano un amico con cui confidarsi, quindi a tutti i ragazzini insegnava “La regola dell’amico”, ben descritta dalla canzone degli 883.
Mai essere troppo amico di una donna; va bene che lei si confidi, va anche bene esserle di aiuto, ma mai diventare il confidente, il suo “muro del pianto”. Altrimenti con lei non succederà mai nulla, perché ogni donna direbbe di “non rovinare questa splendida amicizia”. Per questo consigliava di mostrarsi un uomo protettivo, ma mai il miglior amico.

Don Pepe aveva unito numerose coppie, non tanto in matrimonio, quanto come tramite ed aiuto affinché i due si potessero avvicinare. Una via di mezzo fra un Angelo protettore, ed un moderno Cupido. 


Le sue prediche erano memorabili, molti sostenevano che bevesse grandi bicchieri già della domenica mattina, o forse la necessità di sintesi, e di chiarezza lo faceva cadere in terribili gaffe.

Una volta durante la predica disse che la Madonna, una ragazzina di quindici anni, senza marito, né fidanzato ufficiale, quando si ritrovò incinta, provocò un gran parlare da parte della gente del tempo, non troppo diversa da quella attuale. Per cui il povero Giuseppe, sempre secondo la sua versione, si sentì costretto a sposarla, nonostante fosse molto più vecchio di lei.

Un'altra volta, cercando di spiegare la ragione del perché Dio non esaudisca tutte le nostre preghiere, comparò Gesù a un distributore di Coca Cola, affermando che non basta mettere la monetina, ovvero la preghiera, per ottenere in cambio una lattina; il nostro desiderio.

Nessuno sa se la ragione di queste prediche fosse dovuta davvero all’alcol, ciò che era certo è che la chiesa era piena di gente, che usciva dalla messa molto divertita. Per molti Don Pepe era più un intrattenitore, che un vero e proprio prete. Quando però era necessario, il parroco sapeva essere molto pungente. In particolare per mettere in guardia i fedeli dalle bugie comode, o dai troppi giudizi, tipici dei piccoli centri.

Rimanendo in tema di pettegolezzi, da qualche tempo, in paese girava voce che il parroco avesse messo in cinta una ragazza sulla ventina. Inizialmente sembrava un piccolo pettegolezzo, poi questa voce passando di bocca in bocca diventò sempre più grande ed insistente.

La ragazza in questione, non era una gran frequentatrice della parrocchia, e da tempo non aveva un fidanzato. Apparteneva ad una delle famiglie più conosciute della zona. Il padre fu sindaco del paese, oltre che un professionista molto conosciuto, la madre invece ha sempre passato la sua vita crescendo i figli e accudendo la casa. Tutt’ora non si chi mise in giro questa voce, si vocifera di un innamorato respinto, o forse la diretta interessata, che però non confermava, né smentiva. Soprattutto però non si sapeva se fosse la verità, o un maligno pettegolezzo, dividendo gli abitanti fra accusatori e avvocati difensori. 


Con il continuo circolare della voce, la famiglia della ragazza, convinta da alcune anziane signore del paese, chiese appuntamento dal Vescovo, per discutere la questione. Don Pepe, cercò di incontrare la ragazza ed i suoi famigliari, ma non gli fu mai permesso, così la domenica pomeriggio, con la Chiesa stracolma si ascoltò la sua accurata e pungente predica:

“A mio malgrado, mi trovo costretto ad affrontare davanti a tutti voi, un tema che mi ha coinvolto personalmente. Senza volerlo, sono finito oggetto di alcune voci, che fintanto che siano semplici pettegolezzi messi in giro da gente annoiata, non mi preoccupavano particolarmente. Purtroppo però la questione è diventata piuttosto seria, e decisamente infamante.
Non sono qui per accusare nessuno, né per difendermi, questo lo farò nelle sedi appropriate. Non posso venir meno alla mia funzione quindi, vi metterò in guardia. A tutti voi.
Non giudicate, e non sarete giudicati.
Ricordate queste parole? Non sono quelle di un parroco di un paesino, ma furono dette da Colui che tutti voi, me compreso, consideriamo il figlio di Dio. Altrimenti non avrebbe senso essere qui adesso.
E’ molto facile, esprimere un giudizio, per sentito dire, senza conoscere la questione reale, dimenticandoci che dietro questi fatti ci siano persone.
Non fermatevi all’apparenza delle cose, mai. Cercate sempre la verità, che spesso è nascosta, ma che prima o poi verrà sempre fuori.
Allo stesso tempo, non costruite castelli sopra le menzogne. Non dureranno. Cadrà il Castello e vi investirà, marchiandovi come falsi e bugiardi. E dopo sarà davvero difficile riconquistare la fiducia del prossimo.

La verità, per quanto costi ammetterla, è l’unica soluzione. Tutti possiamo sbagliare, nessuno di noi è perfetto, e quindi commettiamo degli errori. Ammettiamoli, prima a noi stessi, poi agli altri, ci dimostreremo persone intelligenti e mature. E fra l’altro impareremo dai nostri errori, senza lasciarli passare come se nulla fosse.
Nostro Signore ci ha dato un’intelligenza, e soprattutto una grande libertà;
Il Libero Arbitro.

Ci ha permesso di scegliere, di comportarci 
secondo i nostri desideri. La libertà però richiede una certa maturità. Perché se ciò che scegliamo non è corretto, saremmo costretti a pagarne le conseguenze, con gli altri, con noi stessi, e soprattutto con la nostra coscienza. Scegliete, se dovete, sbagliate pure, ma imparate da questi errori, in modo da potervi evolvere. In modo che domani non dovrete rivivere la stessa esperienza, perché non avrete imparato.

E soprattutto, non nascondetevi dietro la religione, dietro un Dio che è solo la voce delle vostre mancanze. Non considerate gli altri peccatori, dicendo che questa convinzione viene dalla vostra fede. Non è la fede che ve lo chiede, siete voi che vi nascondete dietro un Dio creato ad hoc. Una barriera per le vostre insicurezze. Non diventate integralisti. Accettate che gli altri possono avere idee, o prendere scelte diverse dalle vostre. Se siete convinti che qualcuno stia sbagliando, cercate di faglielo capire, ma non imponete nulla. Nessuno di noi è Dio, nessuno di noi può appropriarsi di qualcosa che non è suo. Se gli altri sbagliano, metteteli in guardia, avvisateli, ma non interferite, altrimenti non impareranno.

Questo si chiama amore, e senza la libertà, l’amore non esiste. E’ futile possessione, è paragonare il prossimo ad un oggetto di nostra proprietà.

Ricordatevi che tutto il bene che voi fate, vi tornerà indietro in egual misura, forse non dalla stessa persona, forse non per la stessa questione, ma tornerà. Allo stesso modo il male, tornerà indietro, in egual misura.
A voi la scelta.

Per non tradirmi, vi consiglio di conservare queste parole e pensateci, sempre secondo la vostra libertà. E chissà, forse oggi vi sarete resi conto che l’ubriaco non è questo prete, ma molti di voi, che hanno perso la direzione, e questa può essere un’opportunità per correggerla.”
Dopo queste parole, la gente uscì dalla Chiesa con una strana sensazione. Chi era pronto a ricevere queste parole, prendendole a spunto per un esame di coscienza, chi invece si barricò dietro le sue fragilità, per trovare nuove accuse contro il parroco da poter presentare al Vescovo.

Le autorità ecclesiastiche non trovarono prove sulla paternità di Don Pepe, e tutte le accuse su suo conto di dimostrarono infondate, però decisero comunque di mandarlo in un monastero, ufficialmente per riflettere, più concretamente per appianare i pettegolezzi su suo conto.

Dopo qualche mese, la ragazza diede alla luce un bellissimo bambino, che si scoprì essere figlio, non di Don Pepe, ma di un professore del liceo. La relazione fra i due andava avanti da molto tempo, ed essendo lui sposato, con figli la tenne nascosta, fino a che l’evidenza non potesse essere più negata. Fra l’altro, questo professore fu sempre uno dei più accaniti critici nei confronti del parroco. Quando tutto fu chiarito, e la verità fu pubblica, le persone che avevano alimentato il pettegolezzo, si diressero verso nuovi bersagli.
Intanto Don Pepe fu trasferito in un piccolo centro di montagna, dove tornò ad occuparsi di giovani, e dei suoi fedeli, e non abbandonò mai un bicchiere di vino all’ora di andare a dormire. 

Da "Leggende Urbane". 

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