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martes, 25 de octubre de 2016

Te miras al espejo y ves todos los defectos: Checco Zalone


Desconocido en España pero es la superestrella del cine en Italia. Checco Zalone, un juego de palabras que podría traducirse al castellano como 'Qué patán! es el nombre artístico de Luca Pasquale Medici, un cómico, músico, presentador, guionista y actor nacido en Bari en 1977. Su versatilidad –y sentido del humor chabacano y populista– le abren las puertas de la TV italiana a mediados de la primera década del 2000, en la que presenta, actúa y canta en todo tipo de programas. Su explosión como personalidad catódica se produce tras su aterrizaje en Zelig (el club de la comedia), algo que coincide casi en el tiempo con su salto al cine.

Cuatro películas y siempre el mismo éxito: Cado dalle nubi (2009), Che bella giornata (2011), Sole a catinelle (2013), Quo vado? - ¡No renuncio! en español - (2016). 

Su primera película fue Cado dalle nubi estrenada en 2009 dirigida por Gennaro Nunziante y escrita por Nunziante junto al propio Zalone. Recaudó 14 073 000 euros siendo la duodécima película más taquilla ese año en su país natal. En 2011 Che bella giornata consiguió en su primer día en cines 2 718 522 euros. Se convirtió con una recaudación de 43.474.000 euros en la película italiana más taquillera de la historia a nivel local (superando a La vida es bella) y la segunda a nivel general tras Avatar. En 2013 vuelve a las órdenes de Nunziante en Sole a catinelle que recauda18 606 811 tras 4 días. En 2016 estrena Quo Vado? bate el récord en su primer día con siete millones de euros y casi un millones de entradas vendidas. Acabó su trayectoria cinematográfica con 65 315 495 euros de taquilla y 9 357 665 entradas vendidas.

Básicamente, se toma a risa la esencia del ser italiano. Algo que puede funcionar también en España. Checco Zalone, en  ¡No renuncio! encarna a un oportunista, un vivillo que cumplió el sueño que tenía desde su más tierna infancia: ser un burócrata y pasarse la vida poniendo sellos. Pero después de quince años de servicio, llegan los recortes presupuestarios al Estado, con los consiguientes retiros voluntarios. Checco -así se llama también el personaje- se resiste con uñas y dientes a firmar su renuncia y agarrar la indemnización, ante la desesperación de la funcionaria encargada del ajuste, que lo someterá a todo tipo de traslados para forzarlo a dejar su posto fisso (puesto fijo), toda una institución en Italia.

Al dia de hoy, Quo Vado, ¡No renuncio! es la sola película disponible en español, las otras son todas en italiano. Si se maneja bien el idioma son todas muy divertidas, esperando el próximo éxito y el dia que Checo llegarà también a España. 


Quo Vado? - ¡No renuncio! Trailer en español


sábado, 19 de marzo de 2016

Il prete Ubriaco [ITA]



Don Pepe, era parroco di un piccolo paese in riva al mare, che durante l’estate vede triplicare la sua popolazione con l’arrivo di turisti da tutta Europa. Il parroco era molto conosciuto in paese, non solo per la mansione che svolgeva per la società, ma anche perché, spesso e volentieri beveva qualche bicchiere di troppo. Principalmente vino, un po’ di birra e qualche liquore. Lui stesso diceva che il lavoro del prete è l’unico che ti costringe a bere alcol durante le ore di servizio.

Don Pepe però era anche molto attento ai giovani del quartiere che gli erano stati affidati. Non si trattava di una zona ad alto tasso di criminalità, ma le poche distrazioni offerte gli annoiavano e spesso venivano attratti da interessi, non molto salutari.

Ai ragazzi, il parroco piaceva molto, per i più piccoli era l’allenatore della squadra di calcio maschile e di pallavolo femminile, classici esempi dello spirito olimpico, dove l’importante é partecipare. La vittoria era, per lo più un opzione poco considerata. I più grandi invece lo ammiravano perché vedevano in lui una persona pronta ad aiutarli in modo amichevole, con consigli da fratello maggiore, senza essere accompagnati da giudizi maligni.

Don Pepe, era anche un appassionato d’arte, in casa aveva il quadro Cristo di San Juan de la Cruz di Dalì, e Authumn Rhythm (number 30) di Pollock. Ovviamente riproduzioni effettuate dalla copisteria del paese. L’altra sua grande passione è la musica, fra i suoi preferiti ci sono gruppi come Nirvana, Clash e Red Hot Chili Peppers. Anche se non disdegnava un po’ di Hip Hop, principalmente Old School. Spesso, al tramonto, lo si poteva vedere passeggiare sul lungo mare, con i suoi auricolari posti, in cerca di un po’ di relax.
Sicuramente si tratta di un personaggio esuberante, ed un po’ strano.

Molti ragazzi amavano andare da lui a confessarsi, non perché fossero particolarmente religiosi, ma per ascoltare i suoi preziosi consigli, ed aiuti per superare le piccole e grandi difficoltà quotidiane. Queste confessioni terminavano sempre con la sua tipica frase:

“Se non è troppa fatica, dì almeno un Ave Maria”.

Molti erano i ragazzini che chiedevano a lui, consigli sentimentali. Don Pepe non aveva una grande esperienza diretta in ambito di donne, ma a livello indiretto, poteva far invidia ai più grandi Playboy. Ascoltava tutte le confessioni di donne e ragazze, che in lui vedevano un amico con cui confidarsi, quindi a tutti i ragazzini insegnava “La regola dell’amico”, ben descritta dalla canzone degli 883.
Mai essere troppo amico di una donna; va bene che lei si confidi, va anche bene esserle di aiuto, ma mai diventare il confidente, il suo “muro del pianto”. Altrimenti con lei non succederà mai nulla, perché ogni donna direbbe di “non rovinare questa splendida amicizia”. Per questo consigliava di mostrarsi un uomo protettivo, ma mai il miglior amico.

Don Pepe aveva unito numerose coppie, non tanto in matrimonio, quanto come tramite ed aiuto affinché i due si potessero avvicinare. Una via di mezzo fra un Angelo protettore, ed un moderno Cupido. 


Le sue prediche erano memorabili, molti sostenevano che bevesse grandi bicchieri già della domenica mattina, o forse la necessità di sintesi, e di chiarezza lo faceva cadere in terribili gaffe.

Una volta durante la predica disse che la Madonna, una ragazzina di quindici anni, senza marito, né fidanzato ufficiale, quando si ritrovò incinta, provocò un gran parlare da parte della gente del tempo, non troppo diversa da quella attuale. Per cui il povero Giuseppe, sempre secondo la sua versione, si sentì costretto a sposarla, nonostante fosse molto più vecchio di lei.

Un'altra volta, cercando di spiegare la ragione del perché Dio non esaudisca tutte le nostre preghiere, comparò Gesù a un distributore di Coca Cola, affermando che non basta mettere la monetina, ovvero la preghiera, per ottenere in cambio una lattina; il nostro desiderio.

Nessuno sa se la ragione di queste prediche fosse dovuta davvero all’alcol, ciò che era certo è che la chiesa era piena di gente, che usciva dalla messa molto divertita. Per molti Don Pepe era più un intrattenitore, che un vero e proprio prete. Quando però era necessario, il parroco sapeva essere molto pungente. In particolare per mettere in guardia i fedeli dalle bugie comode, o dai troppi giudizi, tipici dei piccoli centri.

Rimanendo in tema di pettegolezzi, da qualche tempo, in paese girava voce che il parroco avesse messo in cinta una ragazza sulla ventina. Inizialmente sembrava un piccolo pettegolezzo, poi questa voce passando di bocca in bocca diventò sempre più grande ed insistente.

La ragazza in questione, non era una gran frequentatrice della parrocchia, e da tempo non aveva un fidanzato. Apparteneva ad una delle famiglie più conosciute della zona. Il padre fu sindaco del paese, oltre che un professionista molto conosciuto, la madre invece ha sempre passato la sua vita crescendo i figli e accudendo la casa. Tutt’ora non si chi mise in giro questa voce, si vocifera di un innamorato respinto, o forse la diretta interessata, che però non confermava, né smentiva. Soprattutto però non si sapeva se fosse la verità, o un maligno pettegolezzo, dividendo gli abitanti fra accusatori e avvocati difensori. 


Con il continuo circolare della voce, la famiglia della ragazza, convinta da alcune anziane signore del paese, chiese appuntamento dal Vescovo, per discutere la questione. Don Pepe, cercò di incontrare la ragazza ed i suoi famigliari, ma non gli fu mai permesso, così la domenica pomeriggio, con la Chiesa stracolma si ascoltò la sua accurata e pungente predica:

“A mio malgrado, mi trovo costretto ad affrontare davanti a tutti voi, un tema che mi ha coinvolto personalmente. Senza volerlo, sono finito oggetto di alcune voci, che fintanto che siano semplici pettegolezzi messi in giro da gente annoiata, non mi preoccupavano particolarmente. Purtroppo però la questione è diventata piuttosto seria, e decisamente infamante.
Non sono qui per accusare nessuno, né per difendermi, questo lo farò nelle sedi appropriate. Non posso venir meno alla mia funzione quindi, vi metterò in guardia. A tutti voi.
Non giudicate, e non sarete giudicati.
Ricordate queste parole? Non sono quelle di un parroco di un paesino, ma furono dette da Colui che tutti voi, me compreso, consideriamo il figlio di Dio. Altrimenti non avrebbe senso essere qui adesso.
E’ molto facile, esprimere un giudizio, per sentito dire, senza conoscere la questione reale, dimenticandoci che dietro questi fatti ci siano persone.
Non fermatevi all’apparenza delle cose, mai. Cercate sempre la verità, che spesso è nascosta, ma che prima o poi verrà sempre fuori.
Allo stesso tempo, non costruite castelli sopra le menzogne. Non dureranno. Cadrà il Castello e vi investirà, marchiandovi come falsi e bugiardi. E dopo sarà davvero difficile riconquistare la fiducia del prossimo.

La verità, per quanto costi ammetterla, è l’unica soluzione. Tutti possiamo sbagliare, nessuno di noi è perfetto, e quindi commettiamo degli errori. Ammettiamoli, prima a noi stessi, poi agli altri, ci dimostreremo persone intelligenti e mature. E fra l’altro impareremo dai nostri errori, senza lasciarli passare come se nulla fosse.
Nostro Signore ci ha dato un’intelligenza, e soprattutto una grande libertà;
Il Libero Arbitro.

Ci ha permesso di scegliere, di comportarci 
secondo i nostri desideri. La libertà però richiede una certa maturità. Perché se ciò che scegliamo non è corretto, saremmo costretti a pagarne le conseguenze, con gli altri, con noi stessi, e soprattutto con la nostra coscienza. Scegliete, se dovete, sbagliate pure, ma imparate da questi errori, in modo da potervi evolvere. In modo che domani non dovrete rivivere la stessa esperienza, perché non avrete imparato.

E soprattutto, non nascondetevi dietro la religione, dietro un Dio che è solo la voce delle vostre mancanze. Non considerate gli altri peccatori, dicendo che questa convinzione viene dalla vostra fede. Non è la fede che ve lo chiede, siete voi che vi nascondete dietro un Dio creato ad hoc. Una barriera per le vostre insicurezze. Non diventate integralisti. Accettate che gli altri possono avere idee, o prendere scelte diverse dalle vostre. Se siete convinti che qualcuno stia sbagliando, cercate di faglielo capire, ma non imponete nulla. Nessuno di noi è Dio, nessuno di noi può appropriarsi di qualcosa che non è suo. Se gli altri sbagliano, metteteli in guardia, avvisateli, ma non interferite, altrimenti non impareranno.

Questo si chiama amore, e senza la libertà, l’amore non esiste. E’ futile possessione, è paragonare il prossimo ad un oggetto di nostra proprietà.

Ricordatevi che tutto il bene che voi fate, vi tornerà indietro in egual misura, forse non dalla stessa persona, forse non per la stessa questione, ma tornerà. Allo stesso modo il male, tornerà indietro, in egual misura.
A voi la scelta.

Per non tradirmi, vi consiglio di conservare queste parole e pensateci, sempre secondo la vostra libertà. E chissà, forse oggi vi sarete resi conto che l’ubriaco non è questo prete, ma molti di voi, che hanno perso la direzione, e questa può essere un’opportunità per correggerla.”
Dopo queste parole, la gente uscì dalla Chiesa con una strana sensazione. Chi era pronto a ricevere queste parole, prendendole a spunto per un esame di coscienza, chi invece si barricò dietro le sue fragilità, per trovare nuove accuse contro il parroco da poter presentare al Vescovo.

Le autorità ecclesiastiche non trovarono prove sulla paternità di Don Pepe, e tutte le accuse su suo conto di dimostrarono infondate, però decisero comunque di mandarlo in un monastero, ufficialmente per riflettere, più concretamente per appianare i pettegolezzi su suo conto.

Dopo qualche mese, la ragazza diede alla luce un bellissimo bambino, che si scoprì essere figlio, non di Don Pepe, ma di un professore del liceo. La relazione fra i due andava avanti da molto tempo, ed essendo lui sposato, con figli la tenne nascosta, fino a che l’evidenza non potesse essere più negata. Fra l’altro, questo professore fu sempre uno dei più accaniti critici nei confronti del parroco. Quando tutto fu chiarito, e la verità fu pubblica, le persone che avevano alimentato il pettegolezzo, si diressero verso nuovi bersagli.
Intanto Don Pepe fu trasferito in un piccolo centro di montagna, dove tornò ad occuparsi di giovani, e dei suoi fedeli, e non abbandonò mai un bicchiere di vino all’ora di andare a dormire. 

Da "Leggende Urbane". 

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miércoles, 9 de marzo de 2016

10 - [ITA]




Ancora una volta. Ancora una volta ero li, li davanti ad un pallone da calcio, ciò che è sempre stato la mia vita. Ancora una volta la sorte aveva voluto che fossi io a decidere una partita. Dai miei piedi passava la vittoria o la sconfitta, la gioia o la delusione, la speranza dei miei compagni di squadra e la maledizione dei miei avversari; ed ancora una volta indossavo la mia maglietta con il numero dieci sulla spalla.

Il numero dei grandi, il numero di Maradona, di Pelé, Zidane, Baggio, il numero dei fantasisti, e dei leader. Dei giocatori che tutti si aspettano che risolvano le partite, il numero che ti fa diventare un idolo, ma allo stesso tempo, il numero che più pesa indossarlo. 


Sin da quando ero bambino portavo questo numero, quando si giocava per strada con gli amici, ed il calcio era solamente un gioco. Ricordo ancora che avevo una maglietta bianca, del Real Madrid, regalo del nonno per il mio compleanno. Mi sentivo libero correndo dietro ad un pallone, e tutti mi dicevano che ero il più bravo.
Al tempo non c’era nessuna pressione, non c’era la tv con i giornalisti, non c’erano i tifosi, c’era solo un campo di asfalto, e la sola preoccupazione era che il pallone non si bloccasse sotto una marmitta, o fermarci quando passavano le macchine.



Ricordo quando i miei genitori mi iscrissero alla scuola calcio. Ero felice perché per me era come se mi avesse comprato una grande squadra, e finalmente avevo dei compagni ed un allenatore.
Il primo giorno mi accompagnò mio nonno, e ricordo che l’allenatore mi chiese in che ruolo volessi giocare. Non sapevo che rispondere, a me importava solo correre, e tirare calci ad un pallone. Per la strada ci sono solo i portieri ed i giocatori, così rispose mio nonno, che con tono orgoglioso disse:

“Questo è un dieci!”

Non avevo idea di che significasse, e una volta finito l’allenamento lo domandai a lui.

“Figlio mio, un dieci è colui che sa già cosa accadrà sul campo, e colui che crea il gioco, quello che fa segnare ai compagni i gol facili, perché segna lui quelli difficili. Non è né un attaccante, né un centrocampista, si muove nel limbo della creazione, perché è colui che trasforma un gioco volgare, dove si usano i piedi, in poesia. Un giorno ti porterò a veder giocare un dieci”.

La notte del 22 giugno 1986, mi trovavo con tutta la mia famiglia davanti alla tv, per vedere la partita dei mondiali del Messico; Argentina – Inghilterra. Questa partita si gioco pochi anni dopo la guerra fra i due paesi, e gli argentini avevano fame di vendetta. Ovviamente io ero solo un bambino, non mi importava nulla di questo, volevo vedere solamente una partita di calcio, e ciò che vidi fu davvero “tutto il calcio”.

La partita fu molto dura, e gli inglesi avevano paura di Maradona, nella seconda parte accadde quello che oggi tutti ricordano come “La mano de Dios”. Maradona, il numero dieci dell’Argentina segnò un gol con la mano, senza che quasi nessuno se ne rendesse conto, poi nell’esultare alzò al cielo quella stessa mano, quasi come una provocazione. Nel calcio, a meno che tu non sia portiere, toccare il pallone con la mano è un delitto capitale, qualcosa di imperdonabile. Per quella mano però non fu così, quella mano fu astuzia, genio, poesia, la mano di Dio. Anche perché dopo pochi minuti, quasi come chiedendo perdono, lo stesso numero dieci segnò il gol più bello di sempre.

Prese la palla a centro campo, percorrendolo interamente, e saltano ogni inglese che incontrò sulla sua strada, ed ultimo il portiere. In campo c’era solo lui, tutti gli altri sembravano comparse. Questo gol lo realizzò toccando undici volte la palla, undici come il numero dei giocatori che compongono una squadra.
Quella notte, fu la prima volta che vidi giocare un numero dieci. Da quel momento decisi che volevo essere come Maradona. Cominciai a sognare che un giorno, anche io avrei fatto qualcosa di indimenticabile, accarezzando il pallone, come se fossi un angelo.

Gli anni passarono, e cominciai a capire che il calcio cominciava ad essere per me qualcosa di più serio, e una sera di ottobre divenne il mio lavoro, quando giocai la mia prima partita di serie A. Non giocavo più per la strada, ma in uno stadio e la gente pagava per vedermi giocare. I primi anni lottai molto per ottenere una maglietta da titolare, poi cominciarono ad arrivare le prime partite con la nazionale. Giocai in tutte le under, fino ad essere titolare nella nazionale dei grandi. La gente mi chiamava, mi fermava per chiedermi un autografo, dicendomi di segnare o di vincere la prossima partita.



Tutto ciò non mi cambio la vita, ovviamente avevo molti soldi, fidanzate bellissime, però in campo rimaneva tutto uguale. Mi divertivo, però una notte quando sbagliai il rigore che impedì alla mia squadra di arrivare in finale, per me cambiò tutto.

Tutti furono comprensivi, aiutandomi e dicendomi che senza i miei gol, non saremmo mai arrivati così in alto. Però mi sentivo male, mi sentivo colpevole, tanto che dopo aver sbagliato nascosi la mia faccia sotto la maglietta, con il numero dieci.

Tutti questi ricordi mi giravano per la testa, quando mi trovai ancora li, per un altro rigore. Questi pensieri mi bloccavano le gambe, guardavo il portiere che mi sembrava un gigante, e la porta sempre più piccola. Vedevo i tifosi avversari che mi insultavano ed intimidivano, cercavo di decidere dove avrei tirato, e sentivo che il portiere mi leggeva nel pensiero.

Mi sentivo immobile, morto, in attesa del castigo e della sconfitta. Poi chiusi gli occhi, e mi ricordai di una vecchia canzone di De Gregori, che diceva:

“Nino non aver paura, ti tirare un calcio di rigore, non è da questi particolari che si giudica un giocatore, un giocatore lo vedi dal coraggio, dall’altruismo, dalla fantasia”.

Questa canzone me la fece ascoltare mio nonno, qualche giorno prima di morire. Sapeva che stavo male quando sbagliai quel maledetto rigore. Lui era malato da molto tempo, però mi disse che vide tutta la partita, e che giocai benissimo, che ero ispirato, e che lui fu molto orgoglioso di me.

“Tu hai fatto tutto ciò che dovevi fare, trascinando la tua squadra, che già da tempo era troppo stanca, e senza le tue giocate la partita sarebbe già terminata da tempo. Vedi, non è un rigore quello che dà il valore di un giocatore, è il modo di giocare, e tu giocasti con genialità, eleganza e poesia, devi essere orgoglioso, e sappilo che io lo sono di te, sia come calciatore, sia come uomo”.

Queste fu il mio ultimo ricordo, poi apì gli occhi, e più tranquillamente fissai il portiere, e subito dopo ascoltai il fischio dell’arbitro, cominciai a correre. Ero leggero, come se il mio numero dieci fosse una coppia di ali di angelo. Mi fermai un istante e tirai mettendo la palla alla destra del portiere.

Quella notte, mio nonno mi vide giocare come un numero dieci! 

Estratto da "Leggende Metropolitane"

domingo, 22 de noviembre de 2015

Salento : Seis (Fin)


Para terminar este viaje en el Salento os presentos unos de los pueblos de la provincia de Lecce.

Otranto : Situado en la costa adriática de la península de Salento, es la ciudad más oriental de Italia, donde Punta Palascia, al sur de la ciudad, es el punto geográfico más a este de la península italiana. Antiguamente cientro Griego- mesápico y romanas, bizantinas y posteriores aragonesa, está construido alrededor del imponente castillo y su catedral normanda. Residencia del Arzobispo y centro turístico, ha dado su nombre al estrecho de Otranto, que separa Italia de Albania. En 2010, el casco antiguo ha sido reconocido como Patrimonio de la Humanidad por la UNESCO como Mensajero de la Paz. Es parte del club de los pueblos más bellos de Italia.




Gallipoli : Conocida como ‘La Perla del mar Jónico’, la ciudad se encuentra a lo largo de la costa oeste de la península del Salento, se adentra en el mar Jónico, y se divide en dos partes: el pueblo (nueva ciudad) y el centro histórico. El centro de la ciudad, situado a 12 m sobre el nivel del mar, está compuesto por el casco antiguo, situado en una isla de piedra caliza unida al continente por un puente del siglo XVII, y desde el pueblo, donde se encuentra la parte más moderna de la ciudad. En Gallipoli se encuentra la isla de Sant'Andrea y la costa de Punta Pizzo.


Santa Maria di Leuca : Parte del pueblo de Castrignano del Capo, en la provincia de Lecce. Destino turístico de renombre, es la espuela más meridional de los vértices ideales de Salento, con Taranto y Pilone. Leuca es famosa por las villas del siglo XIX, construido de acuerdo a los diferentes estilos.

Hacia el final del siglo XIX, había que ser precisos 43 villas, muchas de las cuales ahora están en desuso o aparecen cambiaron considerablemente en comparación con el pasado.















fuente : wikipedia

miércoles, 11 de noviembre de 2015

Salento cinco (Lecce)


Lecce: Lécce en Salentino, Lupiae en Latino, Luppìu en Griko, es una ciudad italiana de 94,148 habitantes, capital de la provincia en Puglia. Se encuentra en posición casi central de la península de Salento. Está situado a 11 kilómetros de la costa del Adriático y 23 del Jónico y es la capital de la provincia más oriental del Pais.

Ciudad de Arte del Sur de Italia, es conocida como la "Florencia del Sur" o la "Florencia del Barroco": las antiguas orígenes mesápica y los restos arqueológicos Romanos se mezclan regla de la riqueza y exuberancia del barroco, típicamente del ‘600. Las iglesias y los edificios en el centro, son construido en piedra leccese, una piedra caliza maleable muy adecuada para trabajar con el cincel. El desarrollo arquitectónico y el enriquecimiento de las fachadas ha sido especialmente fructífera en el Reino de Nápoles dando la definición de barroco leccese.

Las diversas dominación extranjera que han caracterizado la historia de Lecce, influyeron en la religiositad de la ciudad, como en el caso de los normandos, angevinos y aragoneses; En los siglos siguientes la ciudad estaba firmemente vinculada a los Habsburgo de España . Además de la catedral, que es el centro de la vida religiosa, cuarenta iglesias se encuentran dispersas en las calles y plazas de Lecce. Además de estas tres tienen la dignidad de basílica menor.



El Duomo de Nuestra Señora de la Asunción, es la catedral de Lecce y fue construido en 1144 por el obispo Formoso y reconstruida en estilo barroco en 1659 por el arquitecto Joseph Zimbalo instancias del obispo Luigi Pappacoda. La Basílica de Santa Croce, es uno de los mayores conjuntos arquitectónicos de la ciudad y es el ejemplo más significativo del arte barroco. Fue construido a partir de 1549 segundos Maurizio Calvesi y Mario Manieri Elia el complejo programa decorativo de la fachada debe estar conectado a una celebración de la victoria en la batalla de Lepanto (1571) en el que las potencias occidentales habían prevalecido en el Imperio Otomano, con grandes beneficios comercial para la Tierra de Otranto. Fue elevada al rango de basílica menor por el Papa Pío X en 24 de enero 1905.

El castillo en el centro de la ciudad, fue construido por orden de Carlos V para protegerse de los turcos, de los cuales fue el más mortal, para la Tierra de Otranto, el que en 1480. Lecce, al dia de hoy tiene tres puertas, que de origen permitian la entrada en la ciudad y eran cuatro: Porta Napoli, por la entrada de la capital del Reino de Nápoles; Porta Rudiae, que permitió la entrada del camino que venía de la antigua ciudad de Rudiae; Porta San Biagio, lo que permitió la entrada de las calles que salían de Capo di Leuca; Porta San Martino, que permitió la entrada de la ruta natural que llevó a la mar, o San Cataldo. A través de los años y con los cambios introducidos en este plan de ciudad esta puerta fue arrasada.

El elegante salón de Lecce es Piazza Sant'Oronzo, parcialmente ocupado del anfiteatro romano del siglo I dC I-II, sacado a la luz a principios del siglo XX. En la plaza se alza la columna, donada por la ciudad de Brindisi para tratar de adornar la plaza desnuda, con la estatua de San Oronzo, protector de la ciudad. Delante de la estatua es el edificio de la sede del antiguo ayuntamiento, donde el alcalde recibió la ciudadanía. Al lado de este edificio se encuentra la iglesia de San Marco, un importante testigo de la existencia de una colonia de mercaderes venecianos que llegó a la ciudad para practicar actividades comerciales. Otro testimonio artístico que da a la plaza en frente del anfiteatro es la iglesia de Santa Maria delle Grazie.







martes, 3 de noviembre de 2015

Salento - cuatro



La tradición musical salentina ve en la Pizzica una esencia muy importante, en términos de cultura, de turismo y por supuesto de música.
La Pizzica es una danza folclórica popular del Salento. Hasta las primeras décadas del siglo XX estuvo presente en todo el territorio de Apulia. Es parte de la gran familia de bailes tradicionales llamados tarantella, como lo llaman este diverso grupo de danzas modernas difundidas en el sur de Italia.

La primera fuente escrita que se conoce hoy en día, se remonta al 20 de abril, 1797 y se refiere a una noche de bailes que la nobleza de Taranto ofreció al rey Fernando IV de Borbón durante su visita diplomática en la ciudad.

En la Pizzica tradicional se baila en parejas. La pareja no necesariamente tiene que estar formado por personas del sexo opuesto: muy comúnmente dos mujeres bailen juntos, mientras en hoy en día es cada vez más raro ver a dos hombres bailando juntos, aunque en el pasado la danza entre dos hombres era mucho más frecuentes de la que entre un hombre y una mujer.


 Una mención especial tiene la "danza de la espada" bailada a la fiesta de San Rocco, el 16 de agosto en Torrepaduli, donde la pizzica es más claramente una banda sonora de un psicodrama, de una lucha entre guerreros en lugar de un baile femenino y sensual.

En los últimos años se han organizado muchos festivales de música dedicadas al pizzica, incluyendo la Noche de la Taranta (Notte della Taranta) que atrae a cientos de miles de aficionados y curiosos.

Entre los exponentes más famosos de la pizzica hay :  Alla Bua y Officina Zoé.

La musica salentina, pero no es solo pizzica, la banda mas conocida de esta tierra e la de los Negramaro; una banda de pop rock que toma su nombre del Negroamaro, una variedad de uva de Salento. Hasta hoy  han publicado seis discos, y se encuentran entre las bandas de rock más populares en Italia. Otro grupo muy famoso son los Sud Sound System, una mezcla entre reggae, raggamuffin y tradición popular.

Muy conocidos son tambien los Aprés la Classe, Emma Marrone, Dolcenera y Alessandra Amoroso.




Deporte en el Salento es especialmente la Us Lecce, nacida el 16 de septiembre 1927 por la fusión de los clubes locales de FBC Juventus y Gladiador.

La U.S. Lecce es el  segundo equipo en Apulia por número de campeonatos disputados en las dos primeras ligas profesionales. Además, el club está en el puesto 27 de 63 equipos en la clasificación de la Serie A perpetuos, que tiene en cuenta todos los equipos que han jugado en la máxima categoría nacional al menos una vez. En 107 años de historia ha jugado 15 Campeonatos de máxima categoría italiana, 26 del segundo nivel, 36 de segundo y tercer trimestre. El Lecce llego por primera vez en la Serie A en 1985 y ha tenido 15 participaciones a la Serie A, conseguiendo en la temporada 1988-89 la novena plaza, su mejor resultado.
Juega su partido en el “Via del Mare”, y tiene muchos afecionado en ciutad y en toda la provincia. Los nombres más importante por el Lecce, sono los ex-presidentes Jurlano y Semeraro, los entrenadores Mazzone, Cavasin, Rossi y Zeman. Entre los futblosistas Antonio Conte, ahora seleciónador de Italia, Moriero, los argentinos Barbas y Pasculli. Vucinic, Chevanton y Giacomazzi. Una mención espercial tambien para el ex director Pantaleo Corvino y para Michele Lorusso y Ciro Pezzella dos futblolistas que murieron en el 1983 por un acidente de trafico.


 fuente : wikipedia